tennistavolo basket scherma nuoto

Olver Venturi Alfonsine (Ravenna) - classe 1944

Vittima di un infortunio sul lavoro all’età di 17 anni, è arrivato al Centro Paraplegici di Ostia nel 1961. Ha praticato tennis tavolo, pallacanestro, scherma, biliardo e nuoto. Ha partecipato a cinque Paralimpiadi (da Tokyo ’64 ad Arnhem ’80), vincendo tre argenti e due bronzi

Vittima di un infortunio sul lavoro all’età di 17 anni, è arrivato al Centro Paraplegici di Ostia nel 1961. Ha praticato tennis tavolo, pallacanestro, scherma, biliardo e nuoto. Ha partecipato a cinque Paralimpiadi (da Tokyo ’64 ad Arnhem ’80), vincendo tre argenti e due bronzi

Lavoravo in segheria e facevo le cassette. Ho avuto l’incidente, purtroppo mi è caduto del legno sulla schiena. Mi hanno portato all’ospedale a Lugo di Romagna, ero grave e dicevano che avevo qualche giorno di vita. Poi mi hanno portato al Centro traumatologico ortopedico di Bologna e lì sono stato tre mesi; mi avevano dato 50 giorni di vita, ma si saranno sbagliati con 50 anni! Avevo iniziato a fare il meccanico, prima della segheria, e mi piaceva tanto. Avevo fatto otto mesi, poi mia mamma si è ammalata di leucemia e ho dovuto smettere. Ha tirato avanti un anno e mezzo, poverina, anche lei è andata lassù. Ho cominciato proprio da piccolo. […]

Vedendo tutti questi ragazzi ti chiedevi: perché stanno seduti?
L'arrivo a Ostia. Nel ’61 c’era Vigorso di Budrio, a Bologna: era a 50 chilometri da casa dove abitavo io, ma purtroppo è arrivata la notizia che era tutto pieno. «Mi dispiace, signor Venturi – mi ha detto il dottore –, devi andare a Roma, al Centro Paraplegici di Ostia». […] Siamo partiti da Bologna alle 7.30-8, siamo arrivati alle due al CPO e mi hanno messo subito a letto per 20 giorni, un mese, finché non mi hanno fatto l’alcolizzazione, perché avevo le contrazioni e le gambe non stavano ferme; a Bologna mi legavano le ginocchia. Dopo fatta l’alcolizzazione, ho cominciato ad alzarmi. Poi dopo ho conosciuto Antonio Maglio, che voleva sapere tutto. Ha visto che ero un ragazzino: «Tu devi fare questo e questo». Ci guidava veramente come dei figli, specialmente chi aveva 16-18 anni. Aroldo, l’amico mio, tutti. Vittorio Loi aveva 19 anni, insomma stavamo tutti lì. […]

Il dottor Maglio. Antonio Maglio ci trattava veramente con i guanti bianchi, ci dava il timballo, ci dava la frutta doppia, ci dava tutto, andavamo al mare a Fiumicino… Veramente io gli devo tutto. Povero Antonio Maglio, ci ha lasciati troppo presto, anche lui. L’incontrai laggiù e mi chiese da dove venivo. «Da Lugo di Romagna». «Allora sei un romagnolo! Romagnolo, che intenzione hai? Vuoi fare lo sport?». Io giocavo a calcio nella parrocchia di Lugo di Romagna, avevamo iniziato il campionato a novembre e a febbraio mi sono fatto male. Mi chiamavano il piccolo Sivori. E così Maglio dice: «Vabbé, quando ti sei rimesso bene, cominci subito». E infatti dopo un paio di mesi ho cominciato, nel ’61, e nel ‘62 ho fatto la prima uscita a Stoke Mandeville, a Londra.

Non camminerai più, così mi è stato detto dopo qualche mese. Ma l'ho capito prima io, prima che me lo dicesse il dottore.Il bello dello sport. Lo sport, e quando intervisterete anche gli altri vi diranno la stessa cosa, è stato veramente per noi, per me almeno, una cosa grande. Non pensi mai a quello che sei stato. Ma io sono stato anche per undici anni campione d’Italia nel tennistavolo, ho vinto tutte le medaglie che vedete. Però non mi sono mai vantato. Come prendevo la medaglia, la mettevo via. Ma Maglio come ci teneva! Tutto in regola, avevamo un guardaroba con nove-dieci donne che pulivano, decideva le tute, quando andavamo fuori [sulla maglia c’era scritto] “Italia Inail”. Guarda, è stato grandioso.

La vita al Centro. Ci alzavamo alle 8-8.30, andavamo al campo di pallacanestro, c’era un fisioterapista che faceva l’appello per fare ginnastica passiva – un-due, così –, poi ognuno andava nel settore, per esempio facevo ping-pong, scherma, pallacanestro… Poi tutti i lunedì, mercoledì e venerdì andavamo in piscina al Cto della Garbatella. Partivamo alle due e tornavamo alle sei. C’era il pullman: undici metri con l’ascensore. Nuotavamo e ci preparavamo per le gare che andavamo a fare all’estero. Quei dieci anni con Antonio Maglio sono stati indimenticabili. Poi io ho avuto la fortuna che ho conosciuto mia moglie, che ai tempi faceva l’infermiera, e anche a lei devo tanto tanto tanto. […]

I successi. Sono venuto giù a giugno e verso settembre-ottobre ho cominciato a fare lo sport. L’anno dopo ho fatto la prima uscita, nel ’62 siamo andati a Stoke Mandeville. Abbiamo ottenuto quasi sempre risultati. C’è stato un anno che su 18 medaglie in palio ne abbiamo vinte 17. E un risultato così non se l’aspettava neanche Antonio Maglio. Però nel capannone quando arrivava lui era una festa. E poi quando arrivavamo col pullman e cominciavamo a suonare a mezzo chilometro dal CPO: «Ecco qua, arrivano gli sportivi!».

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Stoke Mandeville
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Il medagliere

  • 1964 Paralimpiadi di Tokyo Nuoto - 25m dorso classe 2 incomplet
  • 1972 Paralimpiadi di Heidelberg Tennistavolo - Squadra maschile 3
  • 1972 Paralimpiadi di Heidelberg Scherma in carrozzina - Gara a squadre sciabola maschile
  • 1976 Paralimpiadi di Toronto Scherma in carrozzina - Gara spada a squadre maschile 2-5